Carnevale di Venezia

Carnevale di Venezia

Carnevale di Venezia

fotografie, storia e maschere

Il Carnevale di Venezia è uno dei carnevali più importanti non solo in Italia, ma in tutto il mondo.

Sfortunatamente quest’anno, nel 2021, a causa del Covid-19 il Carnevale sarà solo virtuale. Per fortuna sono stata a varie edizioni passate e posso condividere alcune foto e informazioni con voi.

maschere al carnevale di venezia

La sua fama deriva in particolare dalle caratteristiche maschere che si vedono girare per le calli e i campi durante questo periodo dell’anno.

Noi siamo abituati a collegare maschere e costumi al Carnevale (e negli ultimi anni ad Halloween), ad un periodo di festa ed evasione dalla normalità, ci travestiamo per avere per qualche ora un aspetto diverso dal solito.

Ma a Venezia non è sempre stato così.

storia del carnevale di Venezia

storia carnevale di venezia

Il carnevale ha origini antiche, che si possono far risalire ai Saturnali romani, un periodo alla fine del mese di Dicembre in cui si concedevano dei temporanei allentamenti delle regole civili.

Erano momenti di banchetti e di sovvertimento dell’ordine sociale: gli schiavi per qualche giorno diventavano liberi e si eleggeva un princeps vestito di maschera e colori sgargianti.

Qualche secolo dopo, quando a Venezia governava la Repubblica Serenissima, indossare maschere e costumi era diventata abitudine comune.

storia maschere venezia
venice carnival
storia del carnevale di venezia

A quei tempi le maschere servivano per nascondere la propria identità durante incontri clandestini o per svolgere attività poco legali.

La maschera per esempio si metteva per andare nei casini o nei postriboli.

Sotto il tabarro (mantello) spesso si nascondevano armi.

storia carnevale di venezia

Per questo motivo nel 1269 ne venne proibito l’uso, se non durante il Carnevale.

Bauta (il tricorno con la maschera aperta sotto che permetteva di parlare e mangiare) e tabarro potevano ancora essere indossati anche nei banchetti ufficiali e durante le feste della repubblica.

 

Nel frattempo il Carnevale (che durava da Santo Stefano al Martedì Grasso) e le maschere veneziane divennero sempre più importanti, tanto che nel 1436 fu istituito lo statuto dei mascherari, gli artigiani specializzati nella produzione delle maschere.

E il carnevale continuava ad essere un periodo di trasgressioni, in cui si poteva fare di tutto, grazie all’anonimato dato dalla maschera.

carnevale di Venezia
Nel 1776 fu stabilito l’obbligo per le donne sposate di indossare bauta e tabarro per andare a teatro.
carnevale di Venezia

Nel 1700, quando il Carnevale era al suo apice, si diffusero alcune maschere tratte dalla Commedia dell’arte che sarebbero entrate nella storia: si tratta di Pulcinella, Colombina, Arlecchino, Pantalone.

storia del carnevale di Venezia

Dal 1797, con la fine della Repubblica di Venezia e l’arrivo di Napoleone prima, e gli Austriaci dopo, il Carnevale subì un arresto, in quanto fu vietato completamente. Le maschere potevano essere indossate solo a feste private.

Il carnevale fu reintrodotto solo di recente, nel 1979.

maschera carnevale di venezia

Il carnevale di Venezia oggi

Al giorno d’oggi curiosi e appassionati vengono da tutto il mondo non solo per vedere questi bei costumi di Carnevale, ma anche per indossarli.

E’ infatti possibile comprare o noleggiare un costume di carnevale in vari atelier veneziani.

In giro per Venezia ci sono vari baracchini che vendono delle maschere a pochi soldi, ma le vere maschere veneziane sono di cartapesta e costano almeno 30 euro (sono tuttora lavori di artigianato).

maschere veneziane
maschera veneziana
Alcuni costumi sono tradizionali, con la maschera bianca e i copricapi ricchi e bizzarri. Altre danno sfogo alla fantasia di chi le ha create e si ispirano a personaggi di film o a culture diverse da quella veneziana. 
maschera veneziana
carnevale di venezia

Il Carnevale è uno dei momenti più belli e più importanti di Venezia, copre un periodo di due settimane in cui si susseguono sfilate in gondola, premiazioni di maschere, esibizioni di vario tipo. 

fotografo carnevale venezia
E non dobbiamo dimenticare la frittella, protagonista non meno importante del Carnevale Veneziano. 
frittelle veneziane
maschere veneziane
carnevale di venezia
maschera veneziana
maschere a venezia

Venezia durante il Carnevale è un gran casino, in alcuni punti si fa fatica a muoversi, ma merita una visita almeno una volta nella vita.

Magari in un giorno infrasettimanale, se il lavoro lo permette. 

carnevale venezia
It’s Going to be Perfect!

vieni con me!

La Havana

La Havana

Il profumo, la decadenza, gli jineteros: ecco La Havana come l’ho vissuta io.

Copia di green car.jpg

La Havana è una città interessante e curiosa. Ha un fascino come poche, ma è anche soffocante, con le case che cascano e la gente che ti vuole solo fregare.

Il primo aspetto di L’Havana che mi viene in mente è il suo profumo. O meglio, odore. Gasolio. Inquinamento. Soffocamento. Il gasolio si sente ovunque: per le strade, sotto forma di fumi neri sbuffati dalle vecchie macchine americane – che sono diventate l’immagine di Cuba e ne hanno fatto la fortuna, ma ti tolgono il respiro. Sugli autobus, dai buchi nella lamiera. In camera, quando anche al quinto piano vieni svegliato di notte da un forte odore di gasolio e devi chiudere la finestra e accendere l’aria condizionata anche se non ti piace.

La decadenza. Sembra che la città possa cadere in frantumi da un momento all’altro. C’è una zona attorno alle quattro piazze di La Havana Vieja che è stata ristrutturata ed è deliziosa. Appena si gira l’angolo casca tutto. Dalle terrazze sui tetti delle case particular e di alcuni alberghi si vede tutto, e si nota ancora di più la decadenza. Le pareti che danno sulla strada magari sono state riparate, ma da dietro si vedono il grigio e i buchi, muri mancanti, muri collassati.

Alba dal tetto della casa - Sunrise from the rooftop terrace of our casa particular

Alba dal tetto della casa

La prima mattina siamo saliti sul tetto della nostra casa. Eravamo ancora con l’orario italiano, quindi nonostante la stanchezza del viaggio, alle 6 eravamo in piedi. Bella l’alba da lì. E un po’ alla volta si è vista la città svegliarsi. L’afa è terribile anche d’inverno (noi ci siamo stati a inizio dicembre), perciò porte e finestre sono sempre aperte e la vita si svolge principalmente sui terrazzi o in strada. Da una parte un signore si lava i denti guardando fuori dalla finestra. Una signora qualche casa più vicina scarica un po’ d’acqua dalla cisterna per lavare i panni. Dall’altra parte una ragazza si siede davanti alla porta di casa sulla sedia a dondolo col suo bimbo; accende la tv e allatta. Al piano di sotto una mamma pettina una bambina, che appena finito si mette a guardare la tv con i suoi fratelli finché non è ora di andare a scuola.

decadenza

Decadenza a La Havana: parti crollate di edifici trovano nuovi usi.

Gli Jineteros sono i professionisti del fregare i turisti; riescono a convincerli a comprare merce di pessima qualità o a stare in una casa particular o a mangiare in un ristorante dove si prendono una bella commissione.

Il primo giorno ci siamo cascati in pieno. Del resto, sono bravissimi a riconoscere i nuovi arrivati. Pochi minuti dopo essere usciti di casa già avevamo comprato i sigari. “Oggi è il giorno in cui le famiglie hanno il permesso di vendere la loro parte di sigari, e costano molto meno che comprarli in fabbrica”. Ok. Fatto. Grazie. Normalmente non mi faccio abbindolare così, ma questo era proprio bravo, con i suoi sorrisi, le battutine, l’aspetto di chi ti puoi fidare. Peccato che anche il giorno dopo fosse “l’unico giorno”. Di che qualità siano questi sigari non si sa, perché tanto chi ci capisce qualcosa? Io nemmeno fumo!

Hai una caramella per i miei bambini? - Do you have a candy for my children?

Hai una caramella per i miei bambini?

Nel pomeriggio una ragazza simpatica ci aggancia e comincia a chiacchierare, chiede di dove siamo, ride, ci invita al bar favorito da Che Guevara (fatalità sotto casa sua) a bere un mojito che ci costerà 4 CUC (circa quattro euro , quando al bar di un hotel a 4 stelle costava 3 – probabilmente il suo prezzo normale in questa bettola sarebbe meno di un CUC), quindi 12 euro partiti (perché ovviamente non c’è stato bisogno di parlarne, ma il suo l’abbiamo offerto noi). Poi al supermercato a comprare del latte in polvere per il bambino (era partita con 5 sacchetti a 12 euro, ma per fortuna alla fine si è accontentata di 2) perché lei non lavora, lo Stato le passa qualcosa ma non basta, in due settimane ha già finito la razione mensile.

E il latte lo compri anche volentieri perché non è come dare soldi che magari li usa per bere altri 10 mojito (in realtà la bibita preferita dai cubani è il Cuba Libre, il mojito è per i turisti). No, latte per il bambino che è una cosa utile. Poi quando ci siamo salutati mi sono ricordata di aver letto da qualche parte che si fanno regalare il latte in polvere (perché è più facile che convincere a farsi dare dei soldi) e poi lo rivendono. Vabbé.

La bella faccia di La Havana - the pretty side of La Havana

La bella faccia di La Havana

Il giorno dopo abbiamo “casualmente” incontrato un’altra coppia lungo il Malecon (il lungomare) de La Havana, sempre molto simpatici; lui parla un mix di italiano e spagnolo con Luca, lei mi racconta di quanto è bella Cuba, con la sua educazione gratuita (tutti laureati che però non sanno parlare inglese … ??), la sanità gratuita (peccato che nelle farmacie non si trovi niente), la sicurezza gratuita (e infatti tutti vivono con delle grate alle finestre e alle porte anche se sono al quinto piano). Ci hanno portati in un posto dove un artista vende le sue opere e il ricavato va a sostegno di una scuola per bambini autistici (grazie ma non mi piace) – dove si beve il negron, un cocktail buonissimo, unico posto a Cuba (grazie ma non ho sete) – e qui costa tutto tantissimo, mi regaleresti mica un po’ di latte per il bambino? (scusa ma arrivi tardi)

La prima volta sei contento, pensi “che simpatici sti cubani” (e il tipo con cui stai parlando te lo conferma lui stesso). Poi ti rendi conto che i soli cubani che vengono a parlare con te sono quelli che vogliono infinocchiarti. E allora un po’ ti metti sulla difensiva e la tua vacanza prende una sfumatura diversa.

Tassisti a La Havana - Taxi drivers in La Havana

Tassisti a La Havana

Nonostante tutte le delusioni, ho voluto passare altre 3 notti a La Havana prima di tornare in Italia. Perché, pur con i suoi difetti, una città affascinante come La Havana io non l’ho vista mai.

Altre foto di Cuba sul mio album Flickr.

Il fascino di Cuba

Il fascino di Cuba

Nel dicembre 2015 sono stata a Cuba, una destinazione particolare da visitare, piena di sorprese, belle e brutte, e di delusioni, ma sicuramente è un posto come pochi altri ed incredibilmente fotogenico.

Havana Cuba
Avenida Simon Bolivar, una delle strade più colorate di La Havana.

Da qualche anno sono tornati i collegamenti diretti tra Stati Uniti e La Havana. Gli americani ora possono ottenere visti individuali per visitare Cuba (mentre prima potevano farlo solo con i viaggi organizzati). Questo sicuramente aumenterà il flusso di visitatori dall’America e inevitabilmente porterà dei cambiamenti, essendo l’isola così vicino agli States.

Quando ho visitato Cuba nel dicembre del 2015 sembrava tutto un po’ finto, era come ci fossero due livelli: quello dove vivono i cubani e quello dei turisti; questi due livelli sono separati e raramente si sovrappongono. I cubani hanno i loro ristoranti e café, i loro taxi e autobus, perfino i loro hotel e spesso (come nel caso delle Casas Particular) i turisti non li possono utilizzare. Ma parlerò di questo più in dettaglio in un altro post.

Mentre giravo per Cuba ero turbata da un sentimento di disappunto (perché più di una volta mi hanno fregata) e di falsità. Le belle aree di La Havana con le caffetterie pittoresche e gli edifici bellissimi, ben ristrutturati per i turisti, contrastano con il resto della città che sta cadendo a pezzi (ne parlo nell’articolo su La Havana).

Il Malecon a La Havana

Ora però ricordo con piacere la bellezza che ho incontrato. La sera, una passeggiata sul Malecon di La Havana ripaga da sola il costo del viaggio: la vista del sole che tramonta dietro il profilo dei vecchi palazzi affacciati sul mare è mozzafiato; cubani e turisti si incontrano qui per chiacchierare e flirtare, e tra un bacio e l’altro schivano le grosse onde che invadono il marciapiede; nel frattempo le vecchie auto americane corrono sul viale che costeggia il mare. E’ tutto un insieme da cartolina la cui immagine mi accompagnerà a lungo.

Certamente anche il resto di Cuba ha dei posti spettacolari. Ricordo in particolare la vegetazione lussureggiante di Vinales e gli aratri trainati da buoi che mi fanno immaginare come doveva essere l’agricoltura in Italia ai tempi dei miei nonni. La bambina che danza in un giardino a Trinidad, incurante degli spettatori che si sono radunati attorno a lei. L’atmosfera rilassata della vita da pescatori di Baracoa. Il caloroso benvenuto dei nostri ospiti italo-cubani a Cienfuegos. Il fascino e i colori di Sancti Spiritu, come Trinidad, ma molto più autentica. I giovani cubani che lavorano nei resort di Guardalavaca, e in spiaggia si rilassano e ballano prima dell’inizio del turno. I cubani che chattano con i parenti all’estero nei pochi posti dove c’è il wifi.

sancti spiritu cuba
Amicizie a Sancti Spiritu

Non so come questa apertura influenzerà la sensazione di trovarsi in un altro mondo che si prova viaggiando su quest’isola. Spero che Cuba non cambi troppo, o rischia di perdere tutto il suo fascino.

5 cose che ho amato dell’Iran

5 cose che ho amato dell’Iran

Impressioni da un viaggio nell’antica Persia

Alcuni anni fa ho visitato l’Iran con il mio compagno. Quando dissi ad amici e famigliari dove eravamo diretti, molti ci chiesero se eravamo matti, per andare in un posto così pericoloso. Credo che questa idea dell’Iran pericolosa venga dall’immagine che ne danno in tv.

In realtà alcuni anni dopo che siamo stati noi, ci sono stati dei disturbi politici, e per questo consiglio sempre di controllare cosa suggerisce il Ministero degli Affari Esteri per aggiornamenti recenti sulla situazione politica, per qualsiasi destinazione. Normalmente comunque l’Iran è un paese tranquillo. Quando siamo stati nel 2015 era uno dei paesi più tranquilli che abbiamo visitato, ed è così bello che è un peccato non farci un salto.

Questi sono i 5 aspetti che più mi hanno affascinato dell’Iran.

Cosa affascina dell’Iran: l’architettura

Alcuni posti dell’Iran non hanno eguali in nessun’altra parte del mondo. Perlomeno non che sappia io.

Come Kashan, non distante da Tehran, con le sue pazzesche case tradizionali, molte aperte al pubblico o che vengono usate come boutique hotel o guesthouse. Hanno dei cortili interni spaziosi, spesso con una fontana o una piccola piscina, circondate da stanze; i muri sono abbelliti da mosaici, sui tetti ci si può passeggiare.

C’è anche un hammam a Kashan, un bagno turcho, forse il più bello dell’Iran, con piccole cupole sul tetto, fatte con maiolica e piastrelle decorate. L’interno è altrettanto bello, ristrutturato di recente, merita decisamente una visita.

Un altro paese che ho adorato è stato Yazd. La città vecchia è fatta di argilla e paglia. Pazzesca. Potrei camminare per giorni nelle sue stradine labirintiche, affiancate da muri alti che nascondono quello che sta dietro, quindi è sempre una sorpresa quando si apre un portone o un arco porta a un cortile, un negozio o una casa bellissima.

Il fascino dell’Iran: le moschee

Le moschee potrebbero far parte dell’architettura iraniana, ma secondo me meritano un proprio spazio perché sono speciali.

Innanzitutto, la maggior parte son aperte ai non musulmani, il che non è scontato negli altri paesi musulmani.

Sono dettagliatamente decorate, imponenti ed affascinanti. Ogni paese ha una o più moschee importanti. Probabilmente le più maestose sono a Ifahan, nella Piazza dell’Imam, una delle piazze più belle e grandi che io abbia mai visto.

Masjed-e Jameh

Cose che amo dell’Iran: il bazaar

I bazaar sono dei grandi mercati che si sviluppano lungo delle strade, dove i negozi si trovano uno dietro l’altro su un piano (o massimo due); spesso le stradine sono coperte da tetti o teli, per proteggere da eventuali piogge e sole. Qui è dove la gente del posto va a fare shopping quotidianamente e dove si può trovare di tutto.

Spezie colorate, bei tappeti lavorati a mano, frutta secca di tutti i tipi, vestiti da sposa e case del tè dove riposarsi tra una contrattazione e l’altra.

Sono come labirinti, con strade che si incrociano e ti portano a una moschea o un hammam, dove capita di incontrare degli uomini che escono dal loro bagno giornaliero o che si lavano per le abluzioni prima delle preghiere.

Sono decisamente uno dei primi posti da vedere quando si visita una nuova città.

Cose da amare dell’Iran: il cibo

E’ chiaro, non a tutti piace il cibo internazionale. Personalmente io amo assaggiare piatti diversi, più sono strani meglio è (ma certe cose che mi fanno senso le evito), e l’Iran è pazzesco in cucina.

Il pane, che ci è stato servito con ogni pasto, inclusa la colazione, è buonissimo. Quasi sempre sfornato in giornata, il più popolare è un pane lungo, piatto e soffice.

Abbiamo provato molti piatti e neanche mi ricordo come si chiamano. Ma uno in particolare ci è piaciuto e abbiamo provato a rifare a casa: il dizi. E’ una zuppa di montone cotta con ceci e altro, e l’abbiamo preso ogni volta che era nel menu. Anche le melanzane sono particolarmente buone in Iran, cotte semplicemente con il pomodoro, erano un delizioso piatto vegano.

Abbiamo mangiato anche un sacco di cipolla fresca e cetriolo, che amavamo.

Spesso ci veniva offerto il tè quando arrivavamo in una nuova guesthouse. Una bella tradizione. Servito con un sacco di zucchero e datteri.

Cosa ho amato dell’Iran: l’ospitalità

L’ho tenuta per ultima perché è quello che mi ha colpito di più dell’Iran: l’ospitalità della gente.

Non siamo abituati ad essere trattati così. In Iran gli stranieri sono veramente benvenuti come ospiti. Siamo stati invitati a casa della gente conosciuta per strada più di una volta.

Ricorderemo per sempre quella volta che a Shiraz, mentre fotografavo una porta che mi piaceva, il proprietario della casa che passava di lì ci ha invitati a entrare. Ci ha offerto pane e formaggio, tutto quello che aveva in casa, ci siamo seduti su dei tappeti sul pavimento e abbiamo apprezzato con gusto il cibo e la compagnia, nonostante il fatto che né lui né il figlio parlassero inglese.

Mi manca questo.

L’Iran è decisamente un paese da visitare: ha molto da offrire, è facile arrivarci e da girare, si può fare il visto in aeroporto se si resta meno di 15 giorni (questo almeno qualche anno fa, sempre meglio verificare), quindi niente ti ferma (a meno che tu non venga dagli Stati Uniti o Israele, con i quali non hanno buoni rapporti). Consiglio vivamente una visita, non resterete delusi.

Cristiani e caffé a Isfahan

Cristiani e caffé a Isfahan

23 Febbraio 2015

14h08 Siamo all’Abbasi Tea House, dove un caffè costa 80.000 Ril (2 euro) + 23% di tasse, quando per pranzo abbiamo pagato 10.000 Ril (circa 2.50 euro) per due ottimi dizi e due chay in un buchetto del bazaar. L’Abbasi Tea House fa parte di un hotel di super lusso, con un bagno che viene pulito in continuazione. E c’è anche internet. E’ questo il motivo principale per cui veniamo qui. 

Masjed-e Jameh

Masjed-e Jameh

Stamattina siamo partiti dalla Masjed-e Jameh, la moschea più grande dell’Iran. Bellissima, con un bel gioco di maioliche e mattoncini. Poi giro per il bazaar, abbiamo preso delle spezie, di nuovo in Piazza dell’Imam e poi qui per pipì e rifornimenti. Tea house per stranieri e iraniani facoltosi.

Mi piace molto camminare per il bazaar. E’ una specie di galleria con negozi da entrambi i lati che si snoda per varie stradine, a volte ci siamo anche persi, ma la strada principale collega praticamente Imam Square a Masjed-e Jameh. 

Ora andiamo a vedere Jolfa, il quartiere armeno, e i ponti sullo Zayandeh, il fiume di Isfahan.

15h Merenda con un bicchiere pieno di mais caldo con patatine (quelle confezionate in busta), funghi, maionese, sale, pepe e spezie. Non il mio snack preferito, un mix troppo strano. 

19h Siamo al ristorante di fronte al nostro hotel. Due polli con riso. Tornando qui ci siamo fermati all’Abbasi, di nuovo per andare in bagno (senza bisogno di comprare niente). Sembra un luogo di riposo per stranieri, un rifugio. Le poltroncine lungo il corridoio per il bagno erano occupate da cinesi e da noi due, tutti intenti a controllare email e Instagram (l’unico social che funziona qui in Iran).

Bellissimi i ponti e bella la zona armena, con chiese, piazzette e coffee shop ovunque. Molto diverso dall’Iran a cui ci eravamo abituati. Caffè a volontà, e fatto anche con la moca! Ci torneremo domani a mangiare stinco di agnello.

Delizioso piatto iraniano

Pranzo delizioso al Khan Gostar Restaurant, consigliato dalla Lonely Planet

Nei tre giorni abbondanti che siamo stati a Isfahan abbiamo visto diverse cose: la moschea Masjed-e Jameh, lo Zayandeh, Jolfa, il Kakh-e Chehel Sotun, un palazzo con un bel giardino dove abbiamo incontrato una gita di studentesse con cui abbiamo scambiato qualche parola, ma alla fine tornavamo sempre a Naqsh-e Jahan (Imam) Square, la gigantesca piazza principale di Isfahan, probabilmente una delle più belle del mondo. Impressionante. 

Da Isfahan abbiamo perso un bus notturno per l’aeroporto di Tehran, così da non dover tornare nella capitale e poi andare in aeroporto che sarebbe stato un po’ complicato e ci avrebbe fatto perdere tempo. L’autista guidava come un pazzo, al solito, ma siamo arrivati salvi e sani.