Safari

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Diario di un safari di 5 giorni in Tanzania

29 Maggio 2012

Quando son tornata sono stata mezz’ora sotto la doccia a togliermi lo strato di 5 giorni di polvere. E in effetti quel che sembrava abbronzatura è sparita dalla mia faccia. 3 paia di mutande mi son rimaste. Devo trovare il modo di lavarle appena possibile.

Allora. 5 giorni in giro per Parchi Nazionali a vedere le bestioline. I “big 5″ li chiamano. Leone, rinoceronte, bufalo, leopardo, elefante. Niente bufali per noi, ma gli altri sì. Carini. Soprattutto i leoni, che passano tra le macchine di turisti per trovare un posticino all’ombra.

Comunque son stanchina perché sono due mattine che ci svegliamo alle 6 per andare in giro. 

E’ un po’ noioso per me riscrivere il mio diario di questi giorni, spero non lo sia altrettanto per voi leggerlo.

Safari Day One

Venerdì 25 maggio. Ore 8.52 am. Sono al Naaz Hotel di Arusha. Ho pagato il saldo per il safari. Il cuoco mi piace. Sembra simpatico. Come guida avrei preferito un altro tipo, più carino. Vabbè. I miei compagni di viaggio sembrano un po’ seriosi, ma non importa. Ho dormito male, con gente che continuava a svegliarmi. Sono stanca. E stamattina mi sono svegliata con un labbro gonfissimo. Potrei sembrare la Parietti, se non fosse gonfio solo da una parte. E mi prude un sacco la mano. Spero di non essermi presa qualcosa di strano e che siano soltanto punture di zanzare. Alla fine è piacevole qua ad Arusha. Ho sempre le mie guardie del corpo che camminano con me. Osman e quell’altro rasta che non ricordo come si chiama, mi hanno accompagnato dall’hotel fino a qua, ed Ebo è venuto a salutarmi al ristorante. Avrei voglia di passarmi il filo interdentale e tagliarmi le unghie mentre son qui che aspetto. Se avessi prenotato con l’agenzia Crown Eagle avrei pagato 70 dollari di più e viaggiato con la stessa compagnia. Devono aver mandato il big boss a convincermi, così hanno potuto riempire la macchina e non dovendo pagare commissioni ad altre agenzie ho avuto un’offerta migliore. Sto aspettando che finiscano di fare colazione così possiamo partire. Stanno organizzando tutto adesso. Probabilmente ci fermeremo al mercato a comprare verdura e carne per il viaggio. Stanno maneggiando centinaia di dollari qui sul tavolo, davanti a tutti. Chiedo se non hanno paura di essere derubati. Assolutamente no. Questo è un posto sicuro. Solo una zona di Arusha è pericolosa, dopo l’hotel dove stavo.

9.15 Finalmente saliamo in macchina. Compro un dizionarietto inglese-swahili da un tipo per 2.000 tsh, il suo amico ne voleva 15.000, per lo stesso libricino.

13h30 Siamo al pic-nic area del Tarangire National Park. Abbiamo appena visto un gruppo di elefanti attraversare il fiume lì sotto. Buon pranzo al sacco, anche troppo abbondante. Pollo freddo, involtino primavera, della carne fritta, banana, succo. Il Tarangire è famoso per il gran numero di elefanti e giraffe. A me piace per le piante di Baobab giganti.

Dove ci sono avvoltoi significa che ci sono anche leoni nelle vicinanze. Li seguono perché sanno che lasceranno loro qualcosa da mangiare, prima o poi. La macchina si è riempita di mosche. Le stesse mosche che poco prima erano su quella carcassa di bufalo ucciso qualche giorno fa dai leoni. Ora i leoni son lì che dormono. Si riposano per 2-3 giorni dopo aver mangiato. La leonessa uccide la preda e il maschio comincia a mangiare per primo. Come per i Maasai, spiega Laurence, la guida. La donna costruisce la casa, lavora e cucina mentre l’uomo sta a guardare.

16h30 Siamo a Mtombu, Mosquito River in swahili, cioè fiume delle zanzare. Promette bene. Il campeggio non è proprio quel che mi aspettavo. Sembra di essere nel giardino di qualche famiglia. Mi immaginavo più wilderness. Quando siamo arrivati le tende erano già su e l’acqua calda per il tè e pop corn ci aspettavano a tavola. Che bello. Mi faccio un giretto per il paese. C’è un orfanatrofio. Ce ne sono molti in Tanzania. Molti bimbi restano orfani per l’Aids. Mi hanno chiesto una donazione, ma la mia insensibilità me lo impedisce. C’è anche un bel baretto locale (cioè non per turisti) dove si può trovare la specialità locale, il vino di banana! Molto simile al banana beer che ho bevuto a Moshi. Il labbro è tornato normale.

Safari Day Two

26 Maggio. 9am. White Storks (cicogne bianche). Un sacco sugli alberi. Io pensavo fossero pink flamingos, invece no. La terra sotto gli alberi pieni di cicogne è tutta bianca di cacchine cicognesche.

17 hrs. Siamo tornati al Lago, dopo aver accompagnato due compagni viaggiatori al campeggio, da cui torneranno ad Arusha. Pranzo caldo, buono, come al solito. Pollo con patate, quiche di verdure, e la solita insalatina buonissima di pomodori, cipolla, cocomero, mango e avocado. Ieri sera invece pesce fritto con patate, insalata simile, carote e piselli. Per colazione frittata, pancake, wurstel e pomodori in padella (buonissimi). Abbiamo fatto anche un riposino dopo pranzo. Io ne ho approfittato per tornare nel villaggio. L’esperienza non è stata bella come ieri sera, perché anziché donne e bambini questa volta ho trovato solo un gruppo di uomini ubriachi al bar. Bevevano il loro liquore fatto in casa, e mi veniva il vomito a guardarli mentre lo deglutivano così velocemente. Siamo al pic-nic area del parco. Vista sul lago. C’è un gran casino. Un sacco di uccelli che fanno mille versi diversi e scimmie. Penso che se portassi qui Cagliostro non sopravviverebbe la notte. Ho i capelli incollati dalla polvere. Le Land Rover hanno il tetto apribile così che i turisti possono mettere fuori la testa per far foto. Non si può neanche scendere dalla macchina, se non nelle zone pic-nic. E’ troppo pericoloso, dicono. Comunque con tutto sto mangiare e stare in macchina ho ben recuperato il mezzo chilo che avevo perso.

Safari Day Three

27 Maggio. 10am. Sono poveri, ma un vestito buono per andare a Messa ce l’hanno. Li vedo per strada, mentre guidiamo verso il Serengeti. Maasai con le loro mucche lungo la strada. Tanti Maasai. Passiamo per Ngorongoro per arrivare a Serengeti. Ngorongoro è la loro patria. Solo i Maasai sono autorizzati a vivere qui. Ngorongoro è chiamato il “giardino dell’eden” perché vi son stati ritrovati tra i resti umani più antichi e perché uomini (Maasai) e animali convivono serenamente. Strada sterrata ai 70 km/h. Non mi stupisce che spesso le macchine si rompono. Fa caldo caldo. Una distesa enorme. Il cielo azzurro e i nuvoloni bianchi mi ricordano il Tibet. Anche la distesa sconfinata è simile, solo che là era più rocciosa, mentre qui è abbastanza verde. 12h30 Pranzo all’entrata del Serengeti. Siamo pronti per andare al campeggio a metter giù le tende e lasciare il cuoco a cucinare e poi “evening” safari. Il koreano figlio è corso dietro a un elefante per fargli una foto. 18h50 Tramonto non dei migliori. Il koreano padre seduto vicino a me con il cappello da cow-boy, la mascherina per la polvere e gli auricolari per la musica, durante il tramonto dormiva. Belle foto però prima nel tardo pomeriggio. Adoro sti alberi di acacia, sembrano l’emblema dell’Africa. E con quella luce son venuti proprio bene. 9pm Il cielo sembra un albero di Natale.

serengeti national park

Safari Day 4

28 Maggio 2012 11h35 Brunch. Il Koreano padre si è portato i suoi pescetti secchi da mangiare col riso e alghe per fare il sushi. 12h45 Stiamo caricando la macchina. Fra un po’ siamo pronti a partire, destinazione Ngorongoro. I koreani hanno impiegato 30 minuti più degli altri a far le valigie. Si è anche messo una bella camicia bianca il figlio, dopo due giorni che non si lava e con tutta la polvere che c’è in giro. Stamattina il programma era tè veloce alle 6, all’alba, e poi safari di mattina presto per vedere gli animali quando sono più attivi. Invece sono stata svegliata alle 5 da una compagnia di americane che non finiva di ridere. Dopo 5 minuti di risata che non cambiava tono, ho capito che forse mi sbagliavo. Erano iene. E’ tornato il silenzio solo dopo 20 minuti. E tutti noi in tenda siamo tornati a respirare. Stamattina abbiamo visto un sacco di leoni, da vicino. E zebre, che viaggiano sempre insieme agli gnu, sono così teneri! Si stanno spostando verso il Kenya, con la fine delle piogge.

14hrs. Stiamo lasciando Serengeti. Laurence è andato a pagare. Ho cambiato idea nei suoi confronti; mi ci sto affezionando. Mi sta simpatico e mi tratta come una di loro, mi parla in swahili anche se non capisco e si pulisce le mani nella mia salvietta. Mi mangerei volentieri un frutto in questo momento. Ho fatto il pieno di carta igienica in bagno, così stanotte in campeggio non avrò bisogno di usare i miei fazzoletti ché con tutto il raffreddore che ho avuto li ho quasi finiti. Alcuni turisti son vestiti proprio col cappello da safarista. Che belli. Nei campeggi c’è l’energia elettrica grazie ai pannelli solari. Ce ne sono molti in tutta l’Africa, mi pare di capire. Una buona arancia mi mangerei. Mi sa che Laurence è andato a farsi un pisolino perché non si vede. SIRINGET si chiama in lingua Maasai, che vuol dire “land of endless space”, terra dallo spazio infinito. In effetti non si vede una montagna all’orizzonte, non si vede la fine di questo posto.  

18h08 Campeggio sulla cima del cratere Ngorongoro. Era un vulcano, ora è un buco del diametro di circa 14km, con un lago nel mezzo e un sacco di bestiole. Sono felice. Perché tutto il safari si è rivelato un’esperienza meravigliosa e perché dei Maasai si sono offerti di portarmi al view point dove pochi fortunati sono ammessi e mi hanno permesso di far loro una foto senza voler niente in cambio. Cioè, magari se compravo un braccialetto o uno scudo di cuoio erano più contenti, ma gliel’avevo detto che non avrei preso niente e mi ci hanno portata lo stesso. Gentile da parte loro. Erano lì pronti a difendermi con le loro lance nel caso un leone fosse saltato fuori da dietro un cespuglio. 21hrs. C’è un vento che ho paura porti via la tenda con me dentro! Comunque le stelle sono più brillanti qui che in Europa. Inutile che mi dicano che è per l’inquinamento luminoso, perché sono stata anche in posti in montagna dove non ci sono luci e le stelle non sono assolutamente così. Forse è l’atmosfera che è diversa da queste parti. Laurence di Tanzania mi ha proposto di andare a Moshi con lui. Che caro. Se non avessi fretta di andare al mare e lui non avesse un figlio magari lo seguirei. Domani sveglia alle 6 di nuovo. Fa freddissimo.

Safari Day Five

May 29th, Tuesday, 8hrs50

Fa un freddo cane. E’ tutto nuvoloso quindi dubito che verrà più caldo presto. Siamo dentro al cratere che aspettiamo di vedere se il ghepardo che si è nascosto sotto l’erba ricomparirà. Ho anche un gran sonno perché la scorsa notte con tutto quel vento è stata un incubo.

18hrs Arusha. Mi hanno portato pollo al posto degli spiedini. Mi son commossa quando ho salutato gli altri. E’ stato bello viaggiare con loro. L’americano 50enne, cresciuto in Alaska ma che da 20 anni vive a Key West, un’isola della Florida. Mi ha incantata con i suoi racconti su Cuba. I due Koreani, padre e figlio, che subito dopo il safari inizieranno a scalare il Kilimangiaro e dopo il Kili volano a Zanzibar per 2 giorni. Non hanno tempo da perdere. Devono tornare al lavoro e in due settimane devono fare e vedere il più possibile. Emily, tedesca di 21 anni che ha vissuto da sola per quasi due anni in Rwanda, l’ultimo anno insegnando in una scuola. L’8 giugno finalmente torna a casa, dopo più di un anno che non vede i suoi. Io, che quando mi registro negli alberghi non so cosa mettere come professione e non so cosa rispondere quando mi chiedono come mai non ho figli.

 
Karibu Arusha!

Karibu Arusha!

24 maggio 2012

Sono stati due giorni faticosi. Ad Arusha, alla ricerca di un gruppo a cui aggiungermi per il safari. Non lo volevo neanche fare il safari, ma tutti quelli con cui ho parlato sono stati entusiasti, così vado a vedere anch’io. In teoria ho trovato un operatore che mi fa partire domani. Finché non vedo e non torno sana e salva non son sicura, perché un sacco di compagnie fregano i turisti. Vedremo. Comunque questa ricerca è super stressante perché per strada è pieno di gente che ti approccia per portarti alla “loro” agenzia dove hanno un gruppo che parte il giorno dopo, che poi si dimostra non essere vero. E questi prendono una commissione per ogni cliente che riescono a procurare. Io ho dato un anticipo a un’agenzia che si chiama Uhurutreks, e ho parlato con un certo Jasper S. Mtei, così se non mi sentite più sapete dove cercarmi.

Due giorni che sono qui e penso di non aver camminato neanche un chilometro da sola. Probabilmente ora che ho prenotato (e lo sapranno tutti ormai in Arusha che l’Italiana che cerca un safari di 4 giorni ha finalmente prenotato) sarò più tranquilla a girare. Quindi per 5 giorni non avrò internet, sarò tra i leoni e gli elefanti. 5 giorni perché è quello che mi hanno offerto. E’ bassa stagione ora, ed è difficile trovare gente con cui andare, quindi mi son dovuta adattare. Spero di non annoiarmi o stancarmi. C’era una coppia nel mio stesso albergo che non sapeva se andare in gruppo o da soli, e quando li ho visti verso mezzogiorno sembravano più disperati di me. Come in attesa di qualcuno che li andasse a prendere per portarli al Serengeti. Si erano rifugiati al Africafé per qualche ora, per stare al riparo dai pazzi di fuori. All’Africafé ci sono stata pure io ieri. Buonissimo il caffè, macinato fresco, aroma intenso. Sapeva di Africa.

arusha cafè

Oggi pomeriggio il mio amico Ebo mi ha portato a giocare a fresbee. Era la prima volta che assistevo a una partita di ULTIMATE FRESBEE. Fico! Molto più divertente che passarsi il fresbee in cerchio. Quando torno ci voglio giocare se qualcuno ha voglia. Il bello della partita è che per la prima volta da quando sono in Tanzania ho visto bianchi e neri insieme non per uno scambio di servizi e soldi, ma per una passione che hanno in comune. E poi nel solito ristorantino locale, dove ero l’unica bianca, ho mangiato riso con pollo ai ferri.

ultimate freesbee ad arusha

Il barista dell’hotel in questo momento sta ballando Bob Marley. E siccome gli ho detto che la canzone mi piaceva, l’ha rimessa su. Ieri sera avremo ascoltato la stessa canzone almeno 15 volte. Tornando alla mia cena, io ho preso riso bianco con la zuppina da buttarci sopra, mezzo polletto ai ferri e un po’ di verdure cotte. Il mio amico si è mangiato gli spiedini di carne e banane ai ferri (pociate nel “pili pili”, peperoncino). Non tanto buone le banane, dure e insapori, son contenta di averle assaggiate da lui. Vabbè. Ci sentiamo tra 5 giorni. Ciao!!

Moshi

Moshi

22 Maggio 2012

Sono sempre a Moshi. Ieri ho fatto giretti vari per il paesetto, sempre accompagnata da un moretto. Non esiste occidentale che riesca a camminare solo per la città. C’è sempre qualcuno che si avvicina per offrire scalate del Kilimanjaro, safari al Serengeti o tour nei dintorni di Moshi. Io ho passato maggior parte del pomeriggio con Seleman, che mi ha portata al YMCA a vedere la piscina di 25m (!!) e ad assaggiare la birra alla banana. Buona! 10% appena… c’è anche una versione più melmosa con dei semi dentro ma quella non mi piace tanto.

ymca pool moshi

Oggi invece sono stata in un villaggio sulle pendici del Kilimanjaro. Mi ha accompagnata Joseph. Difficilmente ci sarei arrivata da sola. Ci abbiamo impiegato 45 minuti circa in Dalla-Dalla. Stipati come galline, ma con della bella musica reggae in sottofondo. Bella passeggiata in mezzo alla giungla, tra piante di banana, avocado, caffè e fagioli. Visita a una cascata bellissima e potentissima. E due chiacchiere con il barman del villaggio. Ha 32 anni e una figlia di 18 che va alle superiori.

Stamattina avevo un po’ di “disturbi di pancia” chiamiamoli. Ma quando son tornata in bagno dopo la gita era tutto a posto. Ho mangiato talmente tanto riso da poter prosciugare il Lago Victoria.

16.30 Sono in un ristorantino vicino all’albergo, frequentato soprattutto da gente del posto.  Mi piace perché dal terrazzino posso guardare la gente in strada. Ho preso un succo di Passion Fruit. Vicino a me c’è una signora scocciata che beve una birra sola soletta. In un altro tavolino un pancione antipatico sta mangiando come un maiale. Una signora cerca di vendere delle scarpe. La signora scocciata ne prova due paia, ma costano troppo per i suoi gusti. O non sono abbastanza raffinate per lei, non so. Un ragazzino mi mostra i suoi profumi torbidi e le mollette colorate. Il pancione antipatico lo allontana in malo modo. Ho scoperto che è il titolare del locale. La Scocciata manda il cameriere a comprarle qualcosa in un negozio vicino. Intanto in strada una bambina porta sulla testa una borsa con dei legumi. Le donne del villaggio dispongono con cura le loro verdure sul marciapiede, facendo delle vere e proprie composizioni. Vorrei fotografarle ma se mi vedono si incazzano. Una delle signore dalle belle trecce si è appena soffiata il naso, senza fazzoletto, sopra le arance che volevo comprare io. Una signora mi fa una sceneggiata perché le ho fatto una foto senza chiederle il permesso. Ha ragione, e di solito chiedo, ma volevo fotografarla mentre si metteva il cesto in testa, non potevo perdere l’attimo. Mi ha tirato su un teatrino che è durato diversi minuti. Fino a 5 minuti fa pensavo che i Tanzaniani mi commuovono, perché  spesso ti guardano con cipiglio severo e a volte borbottano o urlano qualcosa che sembra un rimprovero, ma appena dici “Mambo” o accenni un sorriso, ti rispondono con uno dolcissimo. Mi ha un po’ rovinato la giornata il rimprovero della signora, ma tanto domani vado ad Arusha e non ci penso più.

Episode 4: Kilimanjaro

Episode 4: Kilimanjaro

20 Maggio 2012

Il tipo che fa da guardia all’albergo è un maasai. Ho provato a spiare sotto il telo che lo copre per verificare se le leggende sono fondate, ma niente. Gli ho fatto anche un sorrisino e lui ha continuato a fissarmi con sguardo serio. Devono essere proprio dei guerrieri duri questi qua.

Sono a Moshi, il paese più vicino al Kilimanjaro e capitale della produzione di caffè. Ci ho messo 9 ore in autobus da Dar Es Salaam, su una strada piena di buche e con un caldo boia. Nonostante ciò son riuscita a dormire per 8 di quelle ore. Mi svegliavo ogni tanto quando il bus rallentava perché arrivavamo a un villaggio. 

Tra le palme ci sono casette in mattoni con il tetto in lamiera o capanne di fango e paglia. E al centro di ogni villaggio c’è una tettoia di foglie di palma che deve fungere da luogo di ritrovo e relax, perché ci ho visto gente cucinare e mangiare, chiacchierare e perfino giocare a biliardo.

Deve essere una grande passione il biliardo in questo paese. Ieri al Coco Beach c’era un torneo con un gran pubblico e c’è un tavolo anche al bar di questo alberghetto. Carino il posto dove sono. Camere simpatiche e pulite e un bel terrazzo con un bar arredato di un bel paio di maschietti che giocano a biliardo. Ci sono da un’ora ma solo quando con lo scendere della sera le nuvole son sparite mi sono accorta che il Kili era lì che mi guardava.

kilimanjaro viewd from moshi

Episode 3: Dar 2

Episode 3: Dar 2

19 maggio 2012

11.30 am

Che bella la vita! Sono venuta a vedere una chiesa Luterana costruita dai tedeschi a inizio 900 e mi son ritrovata a un matrimonio! Le donne sono bellissime nei loro vestiti tradizionali (quelle più grossette), in eleganti vestiti lunghi o in attillati tubini (quelle che se lo possono permettere). Le scarpe rosse vanno di moda direi. E io me ne sto a spiare da un angolino ombreggiato insieme agli autisti.

11.45 giuro che mi sono messa a piangere mentre la sposa camminava verso la chiesa, accompagnata dalla banda e dalle donne che le ballavano intorno lanciando urletti tipo “trrrriiihhhh” come boh, forse Speedy Gonzales? Che gioia.

14.00 Sono al Coco Beach. Un locale lungo la spiaggia un po’ a nord di Dar Es Salaam che nei week end si riempie di gente che viene a fare il bagno (maschi e femmine con i vestiti addosso) su delle ciambelle nere.  Spiedini con patatine fritte per pranzo. Yummy!

Ho conosciuto Rashid. Simpatico. Forse perché è uno dei pochi finora che non mi ha approcciato solo per offrirsi come guida. Viene da un villaggio vicino al Lago Tanganyka, sud-ovest del paese. Ha cercato di insegnarmi un po’ di swahili ma sono troppo dura, non ce la farò mai. Ancora sono ferma al mio mambo-poha 🙁.