6 Ottobre 2010

C’è questo ristorante in Pokhara, meta preferita dei backpackers che passano per questa città. Il Lakeside di Pokhara è molto turistico e occidentalizzato, come ho già detto, una via piena di ristoranti che offrono cibo da tutto il mondo, dalle lasagne (anche se a volte scritte “lasange” o in mille altri modi) alla bistecca con le patate fritte. E tutto a prezzi occidentali. Quindi non molto buoni per chi sta viaggiando per mesi in giro per l’Asia (non mi riferisco particolarmente a me, visto che io sono una di quelli che sta facendo il viaggio più breve tra le persone che ho incontrato). (Una formichina minuscola continua a girare intorno al bordo del bicchiere con il mio masala tea -che ho cominciato ad amare- e non riesco a beccarla, troppo piccola e veloce.)

Tra questa lunga lista di ristoranti occidentali ci sono delle eccezioni. Una di queste è appunto il “Laughing Buddha”. Ristorantino con 5 tavolini, a conduzione familiare. La ragazzina, 15 anni, che parla un ottimo inglese, la sera lavora fino alle 23 circa, facendo i compiti durante i momenti di tranquillità; alle 6 si sveglia per servire le colazioni e alle 9.30 si fa le trecce, mette il nastro rosso e va a scuola (le ragazzine devono mettersi sti nastri rossi tra i capelli quando vanno a scuola, fa parte della divisa, non so perché. E niente braccialetti). Quando finisce alle 4pm torna ad aiutare i genitori.

Beh, questo posto è fenomenale perché oltre ad avere simpatici gestori, il cibo costa poco ed è delizioso. Adoro fare colazione là. Stamattina mi son fatta una “heavy breakfast” a base di porridge (che prima di andare a Londra neanche sapevo cosa fosse, ora lo adoro), due fette di pane tostato, burro e marmellata, due uova (sode, fritte o sbattute, a scelta), patate al forno con peperoni e cipolla, caffè o tè. Il tutto a 95 centesimi di euro. 70 centesimi per la colazione “semplice”, senza il porridge. Beh, ogni giorno non vedo l’ora di svegliarmi per andare lì. A volte ci andiamo anche per cena, e ieri sera la mamma del locale era un po’ demoralizzata perché lamentava che negli ultimi giorni non avevano avuto abbastanza clienti. Mi dispiace cavoli, perché a quei prezzi e a quella qualità dovrebbero essere sempre pieni! – Una bimba si è messa a schiacciare pulsanti sulla mia tastiera. Con il suo pigiamino giallo, infradito rosse lunghe 3 centimetri e due anelli d’argento attorno alle caviglie (deve avere qualcosa come 2 anni). Insomma ecco. Mi sento come se dovessi andare lì a colazione pranzo e cena. E in effetti il cibo è così buono e costa così poco che potrei mangiare ogni due ore. Ma so che la mamma mi sgriderebbe, quindi cerco di trattenermi.

Ci sono anche altri ristorantini altrettanto carini, ma mi sono affezionata alla famiglia, quindi quando posso ci torno (quando il ragazzo olandese ci ha parlato di questo posto per la prima volta, gli chiesi perché cenasse sempre allo stesso posto, con tutte le opzioni che ci sono. Ora capisco). Stasera però per esempio tutti e 5 i tavolini erano occupati, così con una ragazza finlandese conosciuta sull’Annapurna Base Camp (Hilde era a letto col mal di pancia) siamo andate in un altro posticino. Vicino al lago. C’ero stata ieri per pranzo con Hilde. Bellissimo posto. Con tavolini di plastica affacciati al lago. Mi ha fatto venire voglia di avere una casa sul mare. Non sulla Riviera Adriatica però. Da qualche parte con scogli e onde alte. Esiste un posto così in Italia o me ne devo andare in Cornovaglia?

Beh ecco. Il punto a cui volevo arrivare è che mi chiedo come sia possibile che sti ristoranti occidentali che costano un sacco (cioè, che costano come in Europa) siano sempre così affollati mentre sti ristorantini locali con prezzi stracciati fanno fatica a tirare avanti? Magari la preoccupazione di ieri sera della signora del Laughing Buddha era esagerata, però in effetti questa è la loro alta stagione e non è che hanno poi tanti clienti, solo tra le 7 e 8pm si riempiono. Ma con gente che spende 1-1.30 euro per una cena… Beh, probabilmente cambierebbero lavoro se non andasse bene. Ma quali altri possibilità hanno qua? Boh. Per quanto mi riguarda, io faccio del mio meglio per mangiare e spendere più che posso (giusto per aiutare l’economia locale, come mi ha insegnato Pietro, mica per altro!).

Domani ore 13.30 abbiamo il bus (14 ore) per Bardia, un Parco Nazionale. Saremo in grado di vedere una tigre? Emozione. E domani Lee arriva a Pokhara. Peccato, non riuscirò a incontrarlo.

Mi chiedo se la formichina se n’è andata viva o se è finita a bollire nel tè che ho bevuto…

Prossimo post: Riflessioni dal tetto del bus

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